Recupero Crediti: come recuperare importi in maniera rapida e conveniente – Studio Legale Verrengia

Gli Avvocati di un tempo solevano dire: “meglio un buon accordo che una causa vinta“. Era l’esaltazione del ruolo di mediazione dell’Avvocato che deve tentare di risolvere una controversia in maniera bonaria, utilizzando l’azione giudiziaria come estrema soluzione.

Questo è lo stile, da anni, dello Studio Legale Verrengia per il recupero dei crediti da parte di imprese e privati.

Riuscire a raggiungere il miglior risultato possibile nel minor tempo e, soprattutto, con la minore spesa per l’assistito.

Diffidate di colore che subito suggeriscono l’azione giudiziaria, sono come quei medici che vi invitano subito a tentare l’intervento senza aver sondato altre possibili soluzioni.

Queste caratteristiche, congiuntamente al preventivo trasparente, sono elementi di garanzia che l’Avv. Alberto Verrengia garantisce ai propri assistiti con una ampia fascia di soddisfazione.

 

Riscossione Buoni cointestati con defunto: la strategia per incassarli subito. (Avv. Alberto Verrengia)

Quando un cointestario di un buono fruttifero perde la vita, nascono mille dilemmi da parte di eredi e familiari. Per anni le Poste Italiane si sono rifiutate di procedere ai rimborsi parziali.

Ora l’indirizzo giurisprudenziale, dopo varie sentenze, è cambiato. I  buoni fruttiferi di Poste Italiane con la clausola  “Pari Facoltà di Rimborso”  potrà essere rimborsato integralmente all’altro cointestatario come le recenti sentenze dei Tribunali hanno legittimato. Non ci sarà il bisogno di presentare la documentazione o di ricorrere al Tribunale, basterà una semplice autocertificazione, in cui si affermi di ignorare possibili eredi del titolare defunto che possano avere diritto sui buoni.

Questa è stata la strategia che ha permesso agli assistiti dello Studio Legale Verrengia di non incorrere in lunghe procedure come preavvisato da errati consigli informali.

Occhi ben aperti sulle procedure di riscossione dei Buoni, delle divisioni ereditarie sui Buoni…informatevi bene!!!

 

Testamento olografo: ecco le novità in caso di contestazione di autenticità (Avv. Alberto Verrengia)

Particolarmente importante è la pronuncia della Suprema Corte in accoglimento del ricorso di alcuni eredi testamentari del de cuius che avevano impugnato la sentenza della Corte d’Appello di Palermo. Essi avevano contestato la decisione assumendoun errore di valutazione per gli esiti dell’istruttoria compiuta sulla scheda testamentaria risolvendo il dubbio sull’autenticità del testamento in favore di chi ne aveva negato l’autenticità. La Cassazione ha sentenziato che la Corte d’Appello di Palermo aveva valutato in base ad un criterio di ripartizione dell’onere probatorio sbagliato, non allineandosi al principio consolidato secondo il quale l’onere della prova grava sulla parte che contesta l’autenticità del testamento olografo.

Cfr (Cassazione Civile, sez. II, sentenza 29 giugno 2019, n. 14700).

Lo Studio Legale Verrengia è particolarmente competente nella risoluzione di controversie relative alle successioni testamentarie.

 

 

 

Studio Legale Verrengia: Pensione di Reversibilità, i parametri generali in breve.

I parametri per la  Pensione di reversibilità sono racchiusi  nell’art. 1, co. 41, della Legge 8 agosto 1995, n. 335 e s.m.i:

Sono beneficiari:

  • il coniuge, anche se separato legalmente. Ha diritto alla pensione ai superstiti anche il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno periodico divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il coniuge che passa a nuove nozze, invece, perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno una tantum pari a due annualità (articolo 3, decreto legislativo 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio. Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale.
  • i figli ed equiparati che alla data di decesso dell’assicurato o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall’età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo;
  • in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i genitori dell’assicurato o pensionato che al momento della morte del dante causa abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore deceduto;
  • in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.

    Ecco gli importi in percentuale sul reddito del de cuius:

    • 60%, solo coniuge;
    • 70%, solo un figlio;
    • 80%, coniuge e un figlio ovvero due figli senza coniuge;
    • 100% coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
    • 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.

    Qualora abbiano diritto a pensione i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote di reversibilità sono le seguenti:

    • un figlio: 70%;
    • due figli: 80%;
    • tre o più figli: 100%;
    • un genitore: 15%;
    • due genitori: 30%;
    • un fratello o sorella: 15%;
    • due fratelli o sorelle: 30%;
    • tre fratelli o sorelle: 45%;
    • quattro fratelli o sorelle: 60%;
    • cinque fratelli o sorelle: 75%;
    • sei fratelli o sorelle: 90%;
    • sette fratelli o sorelle: 100%.

 

IMU e TASI: Decadenza e Prescrizione. I consigli dello Studio Verrengia

Il nostro Studio Legale è spesso consultato dai contribuenti e cittadini per conoscere i termini di prescrizione di  Imu e Tasi.

Il  termine di prescrizione, per tali imposte, è di cinque anni. Ciò comporta che se la cartella di pagamento viene notificata dopo tale termine non va saldata.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n 28576/17 del 29/11/2017 che ha sancito che se l’Agenzia delle Entrate Riscossione non avvia gli atti di pignoramento entro tale data, né sollecità il pagamento con una intimazione di pagamento, si verifica la prescrizione e il contribuente non deve versare niente al Comune per il mancato pagamento di Imu e Tasi.

È, però, previsto anche un termine di decadenza, decorso il quale il Comune non può più accertare e pretendere il pagamento dell’Imu. Ricordiamo che gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio Imu devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie.

Facciamo un esempio: se il cittadino non ha pagato l’Imu del 2013, il Comune per non decadere dal diritto di riscuotere l’imposta, deve notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre del 2018. L’accertamento fuori termine (nell’esempio, a partire da gennaio 2019) è illegittimo e il relativo importo non è dovuto.

Il consiglio, prima di procedere ai pagamenti, è quello di verificare accuratamente la data di notifica dell’imposta e nel caso di cartella, la data di notifica di quest’ultima. A quel punto entro 60 gg deve impugnarla in Commissione Tributaria.

Il consiglio è sempre quello di farsi coadiuvare da esperti del diritto per non incorrere in inutili ricorsi che potrebbero comportare inutili aggravi di spese.

Pace Fiscale: finalmente anche per TARSU\TARI. (Sentenza n. 13623/2019)

Uno dei dilemmi dei provvedimenti indicati sommariamente come Rottamazione Ter era l’inclusione o meno dei debiti derivanti da Enti Comunali. L’esclusione di Tari e Canoni acqua (e non solo) aveva limitato l’ambito di azione di questo provvedimento.

Ora, però, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la Sanatoria (PACE FISCALE)  per la tassa rifiuti, se le cartelle si riferiscono ad importi sotto i mille euro.

Le motivazioni della decisione n. 13623/2019 per un mancato pagamento da parte di un contribuente della Tarsu 2006 sono coincise ed efficaci.

La Suprema Corte indica che la materia del contendere è da ritenersi cessata in virtù dell’art. 4 del dl n. 119/2018, che ha previsto la Pace Fiscale per i debiti tributari sotto i mille euro iscritti a ruolo tra il primo gennaio del 2000 e il 21.12.2010.

Con tale sentenza, ha incluso anche i debiti derivanti da cartelle della Tassa dei Rifiuti.

Difatti, la Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere in applicazione dell’art 4 del dl n. 119/2018. Tale norma dispone infatti che “i debiti di importo residuo alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti per la riscossione dal primo gennaio 2000 al 21.12.2010 … sono automaticamente annullati …”.

Lo Studio Verrengia ha da tempo intrapreso azioni a tutela dei cittadini nelle controversie scaturenti da cartelle esattoriali di natura comunale ed è a disposizione poer ogni chiarimento sulle proprie situazioni debitorie.

Questa Sentenza ha un effetto indiretto. La Pace Fiscale e la Rottamazione ter si sono chiuse con Aprile 2019, ma è probabile che possano esserci repliche nei prossimi mesi che dovranno assolutamente tener conto di questa importante sentenza.

Probabilità di successo di una azione legale: esser chiari e trasparenti.

Ogni azione legale può essere più o meno fondata. A questo si aggiungo le imprevedibili evoluzioni di una procedura, le qualità delle dichiarazioni testimoniali e, soprattutto, la normativa di supporto alle proprie ragioni.

Lo Studio Legale Verrengia è ostile ad ogni forma di speculazione su procedure infondate e temerarie. Ecco perchè sarà cura dell’Avv. Alberto Verrengia informare dettagliatamente il proprio assistito sulle probabilità di successo, sulla fondatezza dell’azione, sugli imprevisti possibili e, chiaramente, sui costi globali della procedura.

Chiarezza e trasparenza sono il nostro stile da sempre che ha permesso alla clientela del nostro studio di restare soddisfatta.

La fiducia è il nostro primo obiettivo.

 

Protesto illegittimo e Lesione della Reputazione : lo Studio Legale Verrengia in prima linea.

Un protesto è da sempre un elemento penalizzante dei rapporti giuridico economici di un cittadino. Ancor più grave quando lo stesso è illegittimo ed erroneo.

Il protesto è un atto unilaterale di natura pubblica per mezzo del quale si attiva una procedura di tipo “sanzionatorio” che incide negativamente sulla sfera giuridica del debitore. E’ chiaro che il protesto, va ad incidere  negativamente sull’immagine, sull’onore e sulla reputazione della persona interessata.

Il presupposto del protesto è una situazione di effettiva inesistenza di fondi a seguito di emissione di titolo di pagamento. Ogni altra motivazione è chiaramente illegittima. Il dovere di una Istituto Bancario e affini è quello di verificare con attenzione la legittimità di tale atto. Inoltre, è pacifico che la pubblicazione di un protesto illegittimo o erroneamente levato determini la responsabilità del pubblico ufficiale o del richiedente e, pertanto una responsabilità che dà adito alla parte danneggiata alle pretese risarcitorie. Il danno si concretizza nella lesione della dignità senza che risulti necessario che si abbia una diminuzione della sfera economica e patrimoniale del sofferto protestato.

La prova di tale lesione potrà avvalersi anche di presunzioni semplici, così come rilevato dalla Cassazione che ha altresì evidenziato che “quale danno reale, deve essere risarcito sia a titolo contrattuale per inadempimento che a titolo extracontrattuale in base alla clausola generale del neminem laedere in modo satisfattivo ed equitativo, se la peculiare figura del danno lo richiede.

Lo Studio Legale Verrengia è in prima linea accanto ai diritti dei cittadini che hanno subito tale illegittimo danno e ne tutela costantemente le proprie ragioni.

Decreto Crescita 2019: arriva la rottamazione per IMU, TARI, TASI e multe (COSAP e TOSAP)

Nel Decreto Crescita fortemente voluto dal Presidente del Consiglio Conte è presente anche l’articolo 14 bis “Estensione della definizione agevolata delle entrate regionali e degli enti locali”.

Il decreto dispone che le agevolazioni già previste siano ampliabili anche alle violazioni del codice della strada, IMU , TARI, TASI, IRAP, COSAP e TOSAP che subivano delle limitazioni nella precedente rottamazione. Ciò vale, per i Comuni che si sono affidati tra il 2000 ed il 2017 ad Equitalia.

Dunque anche i Comuni, principali erogatori di imposte locali, potranno aderire alla rottamazione entro sessanta giorni dalla entrata in vigore della normativa.

Si attendono le regolamentazioni successive che indicheranno le forme di adesione, i limiti economici, le rate e le scadenze temporali.

Il Decreto del 02 Aprile 2019 sarà certamente un elemento di chiarezza verso tutte le posizioni debitorie pregresse nel rapporto cittadino-ente locale.

Lo Studio Verrengia ha già affrontato con successo la rottamazione ter ed il saldo e stralcio 2019, è pronto ad informare e tutelare tutti i contribuenti ed i cittadini.

 

Sostegni economici per genitori e famiglie: ecco le novità 2019.

In queste ultime ore, si sta parlando molto del ruolo decisivo delle famiglie e dei genitori.  In breve ricapitoliamo con un vademecum le agevolazioni ed i sostegni economici più rilevanti del 2019,  molti dei quali derivati dal rifinanziamento del Fondo per le politiche della Famiglia, già sancito dalla L. n. 296/2006 (art. 1, c. 482 e ss.).

La paternità:   misure economiche previste a sostegno alla genitorialità, alle famiglie numerose e a quelle con disabilità ovvero caratterizzate da situazioni problematiche o a rischio reato. Nella stessa normativa sono rafforzati, finalmente,  i ruoli del padre lavoratore,  il quale gode ora di cinque giorni (invece di quattro) di congedo obbligatorio di paternità (art. 1, c. 278).

La maternità:   il congedo di maternità è applicabile anche dopo la nascita del bambino mediante riconoscimento alle lavoratrici della possibilità di astenersi dal lavoro esclusivamente entro i cinque mesi successivi al parto.  Tale beneficio deve essere, però, attestato da un  medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino (art. 1, c. 485, con modifica diretta dell’art. 16 del TU maternità di cui al D.Lgs. n. 151/2001). I datori di lavoro pubblici debbono riconoscere priorità alle richieste formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità.