Studio Legale Verrengia: Pensione di Reversibilità, i parametri generali in breve.

I parametri per la  Pensione di reversibilità sono racchiusi  nell’art. 1, co. 41, della Legge 8 agosto 1995, n. 335 e s.m.i:

Sono beneficiari:

  • il coniuge, anche se separato legalmente. Ha diritto alla pensione ai superstiti anche il coniuge divorziato a condizione che sia titolare dell’assegno periodico divorzile, che non sia passato a nuove nozze e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio. Il coniuge che passa a nuove nozze, invece, perde il diritto alla pensione ai superstiti, ma ha diritto a un assegno una tantum pari a due annualità (articolo 3, decreto legislativo 18 gennaio 1945, n. 39) della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio. Nel caso in cui il dante causa abbia contratto nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti al coniuge superstite e al coniuge divorziato sono stabilite con sentenza dal Tribunale.
  • i figli ed equiparati che alla data di decesso dell’assicurato o del pensionato non abbiano superato il 18° anno di età o, indipendentemente dall’età, siano riconosciuti inabili al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di quest’ultimo;
  • in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i genitori dell’assicurato o pensionato che al momento della morte del dante causa abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore deceduto;
  • in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.

    Ecco gli importi in percentuale sul reddito del de cuius:

    • 60%, solo coniuge;
    • 70%, solo un figlio;
    • 80%, coniuge e un figlio ovvero due figli senza coniuge;
    • 100% coniuge e due o più figli ovvero tre o più figli;
    • 15% per ogni altro familiare, avente diritto, diverso dal coniuge, figli e nipoti.

    Qualora abbiano diritto a pensione i figli, ovvero i genitori o i fratelli o sorelle, le aliquote di reversibilità sono le seguenti:

    • un figlio: 70%;
    • due figli: 80%;
    • tre o più figli: 100%;
    • un genitore: 15%;
    • due genitori: 30%;
    • un fratello o sorella: 15%;
    • due fratelli o sorelle: 30%;
    • tre fratelli o sorelle: 45%;
    • quattro fratelli o sorelle: 60%;
    • cinque fratelli o sorelle: 75%;
    • sei fratelli o sorelle: 90%;
    • sette fratelli o sorelle: 100%.

 

IMU e TASI: Decadenza e Prescrizione. I consigli dello Studio Verrengia

Il nostro Studio Legale è spesso consultato dai contribuenti e cittadini per conoscere i termini di prescrizione di  Imu e Tasi.

Il  termine di prescrizione, per tali imposte, è di cinque anni. Ciò comporta che se la cartella di pagamento viene notificata dopo tale termine non va saldata.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n 28576/17 del 29/11/2017 che ha sancito che se l’Agenzia delle Entrate Riscossione non avvia gli atti di pignoramento entro tale data, né sollecità il pagamento con una intimazione di pagamento, si verifica la prescrizione e il contribuente non deve versare niente al Comune per il mancato pagamento di Imu e Tasi.

È, però, previsto anche un termine di decadenza, decorso il quale il Comune non può più accertare e pretendere il pagamento dell’Imu. Ricordiamo che gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio Imu devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie.

Facciamo un esempio: se il cittadino non ha pagato l’Imu del 2013, il Comune per non decadere dal diritto di riscuotere l’imposta, deve notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre del 2018. L’accertamento fuori termine (nell’esempio, a partire da gennaio 2019) è illegittimo e il relativo importo non è dovuto.

Il consiglio, prima di procedere ai pagamenti, è quello di verificare accuratamente la data di notifica dell’imposta e nel caso di cartella, la data di notifica di quest’ultima. A quel punto entro 60 gg deve impugnarla in Commissione Tributaria.

Il consiglio è sempre quello di farsi coadiuvare da esperti del diritto per non incorrere in inutili ricorsi che potrebbero comportare inutili aggravi di spese.