Assegno unico figli 250 euro al mese: beneficiari, requisiti, erogazione ed importi – Avv. Alberto Verrengia

Il Governo Draghi ha individuato una nuova e decisa forma di assistenza al reddito per le famiglie italiane. Una sorta di assegno unico per ogni figlio fino ai 21 anni di età (e a partire dal settimo mese di gravidanza). Un provvedimento divenuto legge e che dovrebbe partire sin dal prossimo Luglio 2021.

Un sostegno che prevederà l’erogazione di un assegno mensile a tutte le famiglie che hanno un figlio fino a 21 anni a carico. Inoltre, l’assegno ha un valore massimo di 250 euro ed è composto da un valore fisso e uno variabile al variare del reddito complessivo della famiglia.

Vediamo i parametri fondamentali del “bonus”:

1- I beneficiari

riguarderà tutte le famiglie che hanno un figlio fino ai 21 anni a loro carico, le quali riceveranno fino a 250 euro al mese per ogni figlio con maggiorazioni per figli disabili fino al 30-50%. 

  • L’importo subirà modifiche in base all’Isee e sarà suddiviso in parti uguali tra i genitori. In caso di maggiore età potrà essere erogato direttamente nei confronti dei figli. 
  • L’assegno andrà a tutte le famiglie, comprese quelle incapienti, i lavoratori autonomi e le partite IVA che fino ad oggi erano escluse perchè i vari sostegni erano legati ad un contratto di lavoro dipendente o a detrazioni. 
  • In questo modo si avrà la cancellazione in un colpo solo di tutti gli altri sussidi: bonus bebè, detrazioni figli a carico, bonus mamma, assegni al nucleo familiare, ecc. ecc. 

2- I Requisiti

Dal settimo mese di gravidanza al compimento del 18° anno. L’importo verrà ridotto ma erogato fino ai 21 anni del figlio/a a carico del nucleo familiare. Questa possibilità sarà concessa nel caso in cui il figlio studi all’università, svolga il Servizio civile, abbia un lavoro a basso reddito, o sia disoccupato.

  • verrà riconosciuto a tutti i lavoratori che sono cittadini italiani e che hanno un reddito derivante da lavoro dipendente, autonomo o con partita IVA
  • l’assegno spetterà anche ai genitori single con figli a carico
  • per i soggetti che sono cittadini UE o Extra UE sarà necessario avere il permesso di soggiorno, versare l’IRPEF in Italia, vivere con i figli a carico in Italia, essere residente o esserlo stato in Italia per almeno due anni non continuativi ed avere un contratto di lavoro a tempo indeterminato o determinato di natura almeno biennale

3) L’Erogazione

L’assegno verrà erogato, con la stessa cifra, a entrambi i genitori in forma di credito d’imposta o come denaro. Se i genitori sono separati o divorziati l’assegno verrà erogato al genitore a cui è stato assegnato l’affidamento del figlio. Nel caso in cui il figlio sia maggiorenne potrà essere erogato direttamente a lui/lei. Questo bonus è cumulabile con il reddito di cittadinanza e la pensione di cittadinanza e anche con aiuti definiti dagli enti locali.

4) Gli Importi

L’assegno sarà mensile e potrà valere fino a 250 euro per ogni figlio/a a carico. Tutto varierà in base all’età del soggetto a carico e al reddito del nucleo familiare. A seconda dell’indicatore Isee verrà calcolato l’importo del bonus. La cifra sarà più alta se il figlio è disabile, se la madre ha meno di 21 anni, o se ci sono a carico altri due figli. Per i disabili, l’assegno verrà erogato anche oltre i 21 anni.

  • una quota fissa tra i 50 e i 100 euro;
  • una quota variabile in base all’Isee (quest’ultimo, se dovesse superare i 60 mila euro, annullerebbe la componente variabile);
  • l’assegno verrà maggiorato per i figli successivi al secondo e per quelli con disabilità (per questi, la maggiorazione dovrà essere tra il 30 e il 50%);
  • un altro requisito che inciderà sull’importo sarà l’età del figlio, a partire dai 18 fino ai 21 anni, il contributo sarà inferiore rispetto a quelli versato ai minorenni; tuttavia i figli, per continuare a ricevere l’assegno dopo la maggiore età, dovranno essere iscritti a percorsi di formazione scolastica, tirocini, o avere la disoccupazione.

In un calcolo medio una famiglia con ISEE sotto i trentamila Euro godrà mediamente € 161,00 per il figlio minore ed intorno ai € 97 per i figli tra i 18 e i 21 anni.

Rottamazione 4ter: annullamento cartelle esattoriali fino 5mila €. Ecco cosa accadrà – Avv. Alberto Verrengia

Nel nuovo Decreto Sostegni varato nelle scorse,ore dopo un lungo travaglio, emerge un provvedimento molto interessante che riguarda la sanatoria delle Cartelle Esattoriali. Il successo delle precedenti Rottamazioni, del Saldo e Stralcio e della Pace Fiscale hanno indotto la parte più saggia della maggioranza ad insistere su un nuovo provvedimento anche in relazione alla difficile situazione economica in cui versano i cittadini a causa della Pandemia.

Dunque un colpo di spugna sui 60 milioni di vecchie cartelle fiscali, ma vediamo quali debiti saranno coinvolti in questa nuova rottamazione.

Saranno, dunque, “automaticamente annullati i debiti di importo residuo… fino a 5.000 euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni”. Il periodo di riferimento sarà dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 e riguarderà ” le persone fisiche che hanno conseguito nel periodo d’imposta 2019 un reddito imponibile fino a 30 mila euro e le persone giuridiche con un reddito fino a 50 mila €”.

Si prevederà anche un disegno di legge per la riforma della riscossione. Non è ancora chiaro perchè il termine non è stato prolungato sino al 2015 e se ciò avverrà successivamente.

L’intervento sarà automatico.

Lo Studio Legale Verrengia e l’Avv. Alberto Verrengia resteranno a disposizione per ogni chiarimento sulla problematica.

Rottamazione 4ter: annullamento cartelle esattoriali fino 5mila €. Ecco cosa accadrà – Avv. Alberto Verrengia

Nel nuovo Decreto Sostegni varato nelle scorse,ore dopo un lungo travaglio, emerge un provvedimento molto interessante che riguarda la sanatoria delle Cartelle Esattoriali. Il successo delle precedenti Rottamazioni, del Saldo e Stralcio e della Pace Fiscale hanno indotto la parte più saggia della maggioranza ad insistere su un nuovo provvedimento anche in relazione alla difficile situazione economica in cui versano i cittadini a causa della Pandemia.

Dunque un colpo di spugna sui 60 milioni di vecchie cartelle fiscali, ma vediamo quali debiti saranno coinvolti in questa nuova rottamazione.

Saranno, dunque, “automaticamente annullati i debiti di importo residuo… fino a 5.000 euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni”. Il periodo di riferimento sarà dal primo gennaio 2000 al 31 dicembre 2010 e riguarderà ” le persone fisiche che hanno conseguito nel periodo d’imposta 2019 un reddito imponibile fino a 30 mila euro e le persone giuridiche con un reddito fino a 50 mila €”.

Si prevederà anche un disegno di legge per la riforma della riscossione. Non è ancora chiaro perchè il termine non è stato prolungato sino al 2015 e se ciò avverrà successivamente.

L’intervento sarà automatico.

Lo Studio Legale Verrengia e l’Avv. Alberto Verrengia resteranno a disposizione per ogni chiarimento sulla problematica.

Rate e Mutui: la differenza tra CRIF e Centrale Rischi – Avv. Alberto Verrengia

Durante i momenti di difficoltà economica, nei cittadini cresce la preoccupazione di essere segnalati come “cattivi pagatori”, termine grossolano che intende coloro che vengono inscritti in particolari registri utili alla conoscenza della posizione creditizia e all’affidabilità economica del soggetto in questione.

A ciò si aggiunge la confusione in merito a due diversi archivi di informazioni: il CRIF e la CR (Centrale Rischi).

Le differenze sono le seguenti: la Centrale dei rischi della Banca d’Italia (CR) è una banca dati, ossia un archivio di informazioni, sui debiti di persone fisiche e imprese verso il sistema bancario e finanziario, mentre il CRIF è un SIC (sistema di informazioni creditizie) a carattere privatistico con sede in Bologna.

E’ bene sapere che sono registrati in Centrale Rischi (CR), i finanziamenti (mutui, prestiti personali, aperture di credito, fideiussioni) e le garanzie quando l’importo che il cliente deve restituire supera i 30.000 euro, la cosiddetta “soglia di censimento” e tale soglia si abbassa a 250 euro se il cliente ha gravi difficoltà nel pagare il suo debito, indicato i gergo bancario “in sofferenza“.

Ricordiamo che si può essere iscritti alla Centrale Rischi della Banca d’Italia sia se si ottiene un finanziamento, ma anche se c’è una garanzia dalla banca che autorizza un cosiddetto credito di firma con soglia di censimento sempre pari ad 30.000 euro, come ad esempio con una fideiussione per un familiare che riceve un mutuo.

Il Sistema di informazioni creditizie gestito da CRIF si chiama Eurisc e si tratta di un sistema di tipo sia positivo che negativo, ossia che contiene informazioni sui tutti i finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese indipendentemente che il rimborso sia stato regolare o meno, pertanto è un archivio sull’evoluzione personale dei propri rapporti creditizi in generale.

L’iscrizione dei dati nel sistema di Crif può avvenire:

  • Nella fase di istruttoria di un nuovo finanziamento, se la banca o la finanziaria intende consultare i tuoi dati per valutare la tua  richiesta;
  • Quando la richiesta di finanziamento viene accolta ed erogato il finanziamento;
  • Anche mensilmente  con i dati relativi all’andamento dei rimborsi;

In definitiva nel Crif, a differenza della centrale rischi di Banca d’Italia, sono riportate anche le semplici richieste di nuovi finanziamenti, soprattutto se non andate a buon fine, oltre alla segnalazione della sofferenza per qualsiasi tipo di importo con differenze relativamente alle rate non pagate ed al tempo di recupero che si ha (uno o due anni) nella cancellazione dall’archivio.

Lo Studio Legale Verrengia ha sempre gestito situazioni di difficoltà creditizie degli assistiti con impegno e dedizione riuscendo spesso a trovare soluzioni ottimali. L’Avv. Alberto Verrengia analizza la posizione creditizia generale del proprio cliente, la situazione debitoria e tutto ciò che è utile a ricercare il miglior percorso per rientrare dalle difficoltà economiche e tornare alla serena normalità.

Sfratti per morosità incolpevole: ecco come ricevere i fondi 2021 e saldare gli arretrati.

La manovra finanziaria 2021 ha aumentato il fondo per le morosità incolpevoli di 50 milioni di euro per il 2021 che giù sussisteva presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti.

E’ rivolto agli conduttori morosi che per cause ad essi non imputabili (dovuti alla crisi post Covid e non solo) non abbiano ls possibilità di pagare i canoni dei fitti per il 2021.

Il Fondo per le morosità incolpevoli, ricordiamolo, è stato istituito con l’articolo 6 del decreto legge n. 102/2013 presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è utilizzato dai Comuni che hanno avviato bandi o procedure amministrative apposite ed è rivolto ai cittadini sottoposti ad atto di intimazione di sfratto per morosità, che non riescono a evitare, per la sopravvenuta impossibilità di provvedere al pagamento dei canoni mensili a causa della perdita totale o della riduzione consistente della propria capacità di produrre reddito.

In particolare, il comma 2-ter ha previsto il riparto per l’annualità 2020 delle risorse, pari a 9,5 milioni di euro, del Fondo inquilini morosi incolpevoli, istituito dal citato articolo 6, comma 5 del D. L. 102/2013, in deroga alle procedure ordinarie di determinazione dei coefficienti regionali, adottando gli stessi coefficienti già utilizzati per i riparti relativi all’annualità 2019. Il comma 2-quater ha stabilito – nel termine di trenta giorni dall’entrata in vigorel’attribuzione da parte delle regioni ai comuni delle risorse assegnate, prevedendo, inoltre, l’applicazione dell’art. 1, comma 21 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, con procedura di urgenza, anche secondo le quote a rendiconto o programmate nelle annualità pregresse, nonché per l’eventuale scorrimento delle graduatorie vigenti del Fondo nazionale di sostegno per l’accesso alle abitazioni in locazione.

Ricordiamo che l’Ente che medierà le domande sarà il Comune di appartenenza, sempre se attivante la procedura e la modulistica riguardante la domanda potrà essere ritirata presso la sede dei Servizi Sociali del Municipio stesso.

Per accedere ai contributi, che saranno concessi fino a loro esaurimento, è necessario essere locatari con contratto di affitto e avere  un procedimento giudiziario di intimazione di sfratto per morosità in corso che deve essere esibito all’atto della domanda. E’ inoltre indispensabile avere il reddito I.S.E. nei limiti della indicazione del bando e si deve potere dimostrare la diminuita capacità reddituale del nucleo familiare rispetto agli anni passati. 

Per ulteriori chiarimenti, lo Studio Legale Verrengia è a disposizone della cittadinanza nella propria competenza.

Avv. Alberto Verrengia

Vaccino Anticovid: ecco il modulo di consenso da scaricare – Avv. Alberto Verrengia

Ecco disponibile il modulo di consenso per la vaccinazione contro il Covid19. Come si potrà leggere nella nota informativa, si spiega che “il vaccino induce il nostro organismo ad attivare un meccanismo di protezione capace di prevenire l’ingresso nelle nostre cellule del virus responsabile di COVID-19 e di prevenire quindi l’insorgere della malattia“, così come si avverte che il vaccino “potrebbe non proteggere completamente tutti coloro che lo ricevono”, in quanto “l’efficacia stimata dalle sperimentazioni cliniche (dopo due dosi di vaccino) è del 95% e potrebbe essere inferiore in persone con problemi immunitari”.

Ci sono indicazioni anche sulle reazioni avverse (che possono interessare fino a 1 paziente su 10): dolore, arrossamento, gonfiore nel sito di iniezione, stanchezza, mal di testa, dolori muscolari, brividi, dolori articolari, febbre ed ingrossamento dei linfonodi.

Oltre alle reazioni generiche anche alcune gravi reazioni allergiche in seguito alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech COVID-19 durante la vaccinazione di massa, al di fuori degli studi clinici tra cui
• orticaria (protuberanze sulla pelle che sono spesso molto
pruriginose);
• gonfiore del viso, della lingua o della gola;
• respirazione difficoltosa.

Si evidenzia che, ad oggi, la vaccinazione resta l’unica nostra arma disponibile ad oggi per fermare il contagio da Coronavirus.

Giuridicamente è importante leggere la parte informativa. Per i soggetti sottoposti a Tutela o Amministrazione di Sostegno valgono le regole generali del Codice Civile.

Stipendio e pensione: ecco gli importi non pignorabili – Avv. Alberto Verrengia

In questo periodo di difficoltà economica per la Pandemia in corso, alcuni termini giudiziari di esecuzione coattiva sono stati sospesi, ma ciò, purtroppo, non durerà a lungo.

Ecco, allora, conoscere bene quali rischi si corrono nel caso si fosse debitori di terze parti e si gode una pensione o di uno stipendio. Conoscere il calcolo della quota pignorabile è importante anche per ragionare sull’opportunità di raggiungere degli accordi con il creditore, se sopperire attraverso prestiti legali o se subire il pignoramento poichè meno gravoso di ogni altra soluzione.

Bisogna anche sapere che se si sceglie la terza ipotesi, ossia subire un pignoramento presso terzi dello stipendio o pensione ci saranno sicuri aggravi di spesa per gli onorari dell’avvocato del creditore procedente.

Veniamo al calcolo. Nel caso si goda di uno stipendio pari ad € 1.500,00 mensile, l’esecuzione riguarderà 1\5 dello stesso ossia € 300,00.

La Legge di Bilancio per il 2020 prevede tempi nuovi e più veloci per la procedura, una azione governativa assolutamente prevaricatrice. Infatti i Comuni creditori potranno aprire il pignoramento di stipendi e pensioni, anche direttamente sul conto corrente, già dopo la mancata risposta all’intimazione di pagamento o all’avviso di accertamento. Una invasione assurda dei diritti del cittadino, quasi a carattere espropriativo.

Per quanto riguarda i limiti alla pignorabilità dello stipendio, questi sono previsti nella misura di:

  • un quinto per i debiti di lavoro e i tributi provinciali e comunali omessi;
  • un terzo per gli alimenti dovuti per legge.

Lo stipendio da lavoro dipendente quindi può essere pignorato, tuttavia la legge impone che il pignoramento assicuri il minimo vitale per condurre una vita dignitosa; questo significa che vi è un limite oltre il quale tale operazione non è più consentita.

Quando il pignoramento interessa lo stipendio già accreditato in banca, il limite varia di anno in anno; mentre se il pignoramento viene eseguito presso l’azienda e trattenuto in busta paga, il limite alla pignorabilità è stabilita in misura fissa. In questa guida, limiti, importi, determinazione del minimo vitale e procedura di pignoramento dello stipendio dei debitori.

Per la pensione, il calcolo viene fatto anche in base al cosiddetto ” Minimo Vitale”: ecco come calcolarlo.

Il riferimento contabile è l’importo dell’assegno sociale erogato dall’Inps (importo annualmente rivalutato) e sommare a questo il 50% dello stesso importo.

Considerato che per il 2020 importo dell’assegno sociale è pari a 459,83 euro, ne deriva che il minimo impignorabile è pari ad euro 689,74 (ovvero 459,83 euro + 229,91 euro, che è il 50% dell’assegno sociale).

Effettuato questo semplice calcolo, ne deriva che la parte di pensione che il creditore può effettivamente cercare di pignorare sarà pari al quinto di ciò che eccede. Ipotizzando una pensione di 1.500 euro, bisognerà dunque sottrarre i 689,74 euro come sopra calcolati e, sul risultato (810,26 euro) così ottenuto, calcolare il quinto (162,05 euro).

Diverso è se il creditore pignorante è l’ente di riscossione incaricato dall’Agenzia delle Entrate (ex Equitalia), infatti in questo caso per le pensioni di importo fino a 2.500 euro, la quota pignorabile è pari a un decimo dell’importo eccedente il minimo vitale; per le pensioni di importo tra 2.500 e 5.000 euro, la quota pignorabile è pari a un settimo dell’importo eccedente il minimo vitale; per le pensioni di importo superiore ai 5.000 euro, la quota pignorabile è pari a un quinto dell’importo eccedente il minimo vitale.

Ci sono altre casistiche, ma qui era importante evidenziare per sommi capi le quote pignorabili della pensione da parte di terzi privati o dello Stato.

Per ogni ulteriore chiarimento, lo Studio Legale Verrengia dell’Avv. Alberto Verrengia è a disposizione personalmente, telefonicamente e via email.

Campania, zona Arancione: ecco le regole da seguire – Avv. Alberto Verrengia

Finalmente anche per la Regione Campania si procede ad un allentamento delle misure. Ecco le regole generali stabilite dall’esecutivo per le zone arancioni:

-1) Vietato circolare dalle ore 22 alle ore 5 del mattino, salvo comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. Vietati gli spostamenti in entrata e in uscita da una Regione all’altra e da un Comune all’altro, salvo comprovati motivi di lavoro, studio, salute, necessità. Raccomandazione di evitare spostamenti non necessari nel corso della giornata all’interno del proprio Comune.

– 2) Chiusura di bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto è consentito fino alle ore 22. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni. Chiusura dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, punti vendita di generi alimentari, tabaccherie ed edicole al loro interno. Chiusura di musei e mostre.

– 3) Didattica a distanza per le scuole superiori, fatta eccezione per gli studenti con disabilità e in caso di uso di laboratori; didattica in presenza per scuole dell’infanzia, scuole elementari e scuole medie. Chiuse le università, salvo alcune attività per le matricole e per i laboratori.

– 4) Riduzione fino al 50% per il trasporto pubblico, ad eccezione dei mezzi di trasporto scolastico. Sospensione di attività di sale giochi, sale scommesse, bingo e slot machine anche nei bar e tabaccherie.

-5) Restano chiuse piscine, palestre, teatri, cinema. Restano aperti i centri sportivi.

Multa divieto di sosta: illegittima la cartella esattoriale se non si è concluso l’iter del “Ricorso al Prefetto” – Avv. Alberto Verrengia

E’ stata sottovalutata la portata della Sentenza Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza n. 24702/20; depositata il 5 novembre con cui si è sancito che la cartella esattoriale notificata a seguito di verbale per divieto di sosta (ma a nostro avviso ciò è ampliabile ad altre casistiche) è illegittimo se non è ancora concluso l’inter dell’Opposizione al Prefetto.

Ricordiamo che il cittadino, oltre al ricorso al Giudice di Pace entro 30gg, può adire entro 60gg all’Autorità Prefettizia, per veder giudicare le proprie rimostranze contro un verbale sanzionatorio del codice della strada.

Bene, tali opposizioni hanno tempi lunghissimi e spesso non sfociano in una ordinanza-ingiunzione del Prefetto. Alcune restano congelate, determinando una situazione di stallo che può determinare purtroppo l’inizio della fase esecutiva tramite la riscossione.

Questa Sentenza chiarisce che il cittadino merita una risposta dall’Autorità amministrativa, che ricordiamo ha delle tempistiche ben chiare: 1) termine è di 180 giorni se il ricorso viene presentato tramite l’organo che ha accertato la violazione (es: Polizia Municipale) 2) 210 giorni se invece lo si presenta direttamente al Prefetto. (A questi vanno aggiunti 150 giorni di tempo entro i quali l’Amministrazione deve notificare il provvedimento.)

Entro questi termini, il procedimento amministrativo deve necessariamente concludersi con una ordinanza-ingiunzione. Se tale provvedimento non viene emanato, non è consentita l’emissione della cartella esattoriale sulla base del verbale di contestazione dell’infrazione.

Sono importanti diritti che il cittadino deve assolutamente conoscere.

Lo Studio Legale Verrengia è a disposizione per ogni chiarimento.

Tassi sui Rifiuti (TARI): riduzione sino al 40% se il servizio è assente o ridotto. (Cass. 19767/20) – Avv. Alberto Verrengia

Ottima novità per i contribuenti dei comuni.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 19767 del settembre 2020,  ha sancito la riduzione dell’imposta dovuta relativamente alla Tassa sui Rifiuti tenuto conto della mancata effettuazione del servizio di raccolta di rifiuti nell’area in cui si risiede. La Corte suprema ha evidenziato che è, ormai, consolidato un orientamento interpretativo costante secondo la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio. Pertanto, la tassa è legittima solo se il servizio sia stato esercitato dal comune in modo regolare così da consentire al singolo utente di usufruirne pienamente.

La Corte di Cassazione ha quantificato, poi, una riduzione della TARI sino al 40% nel caso in cui il comune non raccolga i rifiuti. Tutto nasce dal comma 657 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 117 recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2014)” che così recita “Nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, la TARI è dovuta in misura non superiore al 40 per cento della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita”.

Non è possibile una esenzione totale poichè la sentenza spiega che, in generale, la tassa è dovuta indipendentemente dal fatto che l’utente utilizzi il servizio di smaltimento dei rifiuti, in quanto la ragione istitutiva del relativo prelievo sta nel porre le amministrazioni locali nelle condizioni di soddisfare interessi generali della collettività, piuttosto che nel fornire, secondo una logica commutativa, prestazioni riferibili a singoli utenti, e che pertanto l’omesso svolgimento, da parte del Comune, del servizio di raccolta – sebbene istituito ed attivato – nella zona ove è ubicato l’immobile a disposizione dell’utente comporta non già l’esenzione dalla tassa, bensì la conseguenza che il tributo è dovuto ma in misura ridotta.

Lo Studio Legale Verrengia resta nel Territorio Aurunco e non solo uno degli studi giuridici più all’avanguardia per esperienza e trasparenza ed è disponibile ad ogni consulto per problematiche fiscali e non solo.