Azione Legale: Preventivo e spesa definitiva. La garanzia della trasparenza dello Studio Legale Verrengia.

Molti cittadini si avvicinano con diffidenza ad uno Studio Legale per il timore di affrontare spese esose e non avere la chiara consapevolezza di quale impegno economico si dovrà sostenere nel medio termine.

Lo Studio Legale Verrengia ha inaugurato da vari anni, una metodologia, poi,sancita anche dalla normativa vigente sul Preventivo Trasparente e la certificazione delle spese da affrontare.

In poche parole, al’assistito\cliente verrà preparato un preventivo chiaro con l’indicazione delle spese legali e degli onorari che si dovranno affrontare. Quell’importo sarà il definitivo impegno economico per la procedura o per qualsiasi azione legale richiesta allo studio.

In questo modo si potrà valutare serenamente la convenienza, la disponibilità e pianificare il pagamento senza ansie e preoccupazioni.

Questa è stata una delle grandi innovazioni dello Studio Legale Verrengia e che ha comportato l’ampia soddisfazione degli utenti.

 

2019: ecco i bonus per ristrutturazioni edilizie, mobili, pannelli solari ed auto.

 

I caratteri sostanziali della manovra finanziaria sono, ormai delineati. Sono state ripristinate alcune agevolazioni per i cittadini piuttosto interessanti.

Ritornato l’Ecobonus, che trattasi nell’incentivo alla trasformazione energetica della propria abitazione. L’agevolazione che consente di detrarre dall’Irpef (cioè dalle imposte sui redditi personali) gran parte delle spese sostenute per rendere più efficienti gli edifici dal punto di vista energetico. Ciò vale per i pannelli solari sul tetto alle caldaie condensazione di classe A. In questo caso può scontare dalle tasse ben il 65% dell’esborso sostenuto. la spesa massima  è pari a 100mila euro (non per tutto) e la detrazione è divisa in un periodo di dieci anni.

Anche per i Condomini è previsto un ampio sconto pari al 6%. Se nel 2019 degli inquilini di un condominio faranno un grande intervento di riqualificazione energetica e spenderanno ben 110mila euro, avranno diritto a uno sconto fiscale di 6.500 euro all’anno per 10 anni, a partire dal 2020.

Resta la detrazione per la ristrutturazione edilizia (ad esempio per rifare il tetto, i terrazzi o la facciata). Se si tratta di lavori che non aumentano l’efficienza energetica, lo sconto fiscale è pari al 50% ed è calcolato su una spesa massima di 96mila euro così come per il Bonus Mobili per chi modifica l’arredo di casa o degli elettrodomestici purchè si passi a modelli a basso impatto ambientale e di classe energetica A+. Chiaramente, tale bonus è previsto a chi dimostri che è contestuale al rifacimento edilizio della propria abitazione.

Infine, è già stato ampiamente palesato il beneficio per chi dovesse acquistare auto ibride ed elettriche in cambio della rottamazione di auto altamente inquinanti.

  • Detrazione Irpef del 50% a favore dei soggetti privati che installano nelle abitazioni dispositivi per la ricarica elettrica dei veicoli;
  • Ecotassa sull’acquisto di auto di lusso e grandi Suv che emettono più di 160 grammi di CO2 per chilometro, parametrata su scaglioni di importo da 1.100 a 2.500 euro;
  • Incentivi per l’acquisto di autoveicoli nuovi con emissioni inquinanti inferiori a 70 g/Km (quindi sostanzialmente elettrici o ibridi), da 1.500 a 6.000 euro, che saranno scontati direttamente dal venditore;
  • Agevolazioni per l’acquisto di moto e scooter ibridi ed elettrici, con contributi fino a 3.000 euro.

 

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Il Contributo di Bonifica va pagato solo se c’è un beneficio. La Cassazione lo ha affermato con la sentenza n. 188\18.

Affrontiamo un argomento molto sentito ed attuale, soprattutto, in alcune zone, vedi il Territorio Aurunco, dove gli interventi di bonifica sono stati sospesi a causa dei problemi economici dell’Ente.

A dir poco innovativa è la pronuncia della Corte di Cassazione, segnatamente la  sentenza n. 188 del 10 ottobre 2018 , la quale ha avuto origine da una ordinanza della Commissione tributaria provinciale di Cosenza. Veniva sollevata la questione incidentale di legittimità costituzionale dell’assunto di una norma regionale del 2003, in cui si affermava che il pagamento del contributo consortile di bonifica, fosse  dovuto indipendentemente dal beneficio fondiario”.  L’impugnazione nascenva dall’esigenza giuridica di dimostrare la violazione di tale assunto rispetto al  secondo comma dell’articolo 119 della Costituzione della Repubblica italiana. La norma costituzionale violata era quella che impone alle regioni di concorrere alla legislazione fiscale“in armonia con la Costituzione e secondo i princìpi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”.

L’intervento della Consulta è stato estremamente chiarificatore: “Nel caso dei contributi consortili di bonifica, il beneficio per il consorziato-contribuente deve necessariamente sussistere per legittimare l’imposizione; esso però consiste non solo nella fruizione, ma anche nella fruibilità, comunque concreta e non già meramente astratta,dell’attività di bonifica che, in ragione del miglioramento che deriva all’immobile del consorziato, assicura la capacità contributiva che giustifica l’imposizione”.
La Consulta nella sentenza ha ribadito con intensità la natura tributaria dei contributi di bonifica. Relativamente alla normativa impugnata, secondo la Consulta, essa  consentiva  una iniqua equiparazione tra il ricadere dell’immobile nel perimetro consortile e l’inserimento di questo nel piano di classifica,  suddividendo  tra la quota del tributo dovuta per fini istituzionali e quella dovuta per i benefici ricevuti dal contribuente.

In poche parole, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma in cui si insisteva sul dovere di contribuire anche in assenza di beneficio dell’utente. La prospettiva cambia dopo questa sentenza,  nella parte in cui prevede che il contributo consortile di bonifica, quanto alle spese afferenti il conseguimento dei fini istituzionali dei Consorzi, sia dovuto “indipendentemente dal beneficio fondiario” invece che “in presenza del beneficio”.

La Consulta con questa sentenza ha sancito che l tributo di bonifica si deve pagare solo se c’è un beneficio effettivo per il contribuente, derivante dall’attività di bonifica.

L’utente è assoggettabile alla contribuzione consortile se ne scaturisce un effettivo beneficio al proprio immobile\fondo grazie ad una costante e reale attività di bonifica.
Non solo: eventuali spese per il conseguimento dei fini istituzionali sostenute dal Consorzio di bonifica, in sé indipendenti dal beneficio del contribuente, sono recuperabili sotto la forma del tributo di bonifica, ma solo se inscindibilmente legate al beneficio e alla quota di tributo pagate come corrispettivo.

Su questa sentenza è intervenuta Confagricoltura Taranto, per la quale si tratta della “pietra tombale” su un’annosa vicenda, attorno alla quale si era sviluppato un cospicuo contenzioso: “La Corte – spiega il presidente Luca Lazzàro – ha sancito in modo inequivocabile quanto andavamo sostenendo da anni e cioè che non si poteva chiedere alle nostre aziende ricadenti nel perimetro dei consorzi di pagare un tributo di bonifica dal quale non ricevevano alcun beneficio. Il nesso beneficio-tributo è ora scolpito in una sentenza di cui anche il legislatore regionale pugliese, che sta rimettendo mano alla riforma in questi giorni, dovrà assolutamente tener conto”.

( parti tratte da https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia politica/2018/12/03/bonifica-non-c-e-tributo-senza-beneficio-per-il-contribuente/61020?ref=correlati)

Sostanzialmente ora i contribuenti potranno ricorrere avverso le richieste di pagamento dei Consorzi di Bonifica, allorquando, manchi un reale beneficio di bonifica, come è accaduto in alcune zone d’Italia ed in particolare nell’alto casertano\Territorio Aurunco.

Grazie a tale Sentenza,si dovrà solo dimostrare l’assenza di opere di bonifica e di funzionamento dell’Ente.

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Rottamazione Ter: ecco i moduli e i suggerimenti per la compilazione

Facciamo seguito alla prima informativa dello Studio Verrengia , per esplicare ancor meglio la procedura dia desione alla Rottamazione Ter. 

La domanda di adesione dovrà essere compilata entro il 30 aprile 2019, con i seguenti moduli allegati :

  • Modello DA-2018, per i carichi affidati alla riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017;
  • Modello DA-2018-D, per chi vuole definire in maniera agevolata i debiti affidati alla riscossione a titolo di risorse proprie dell’Unione Europea.

Oltre alla compilazione del modello scelto, si dovrà allegare copia del documento di identità e codice fiscale.

Infine, la domanda potrà essere:

  • consegnata presso gli Sportelli di Agenzia delle entrate-Riscossione presenti su tutto il territorio nazionale (esclusa la regione Sicilia).
  • trasmessa alla casella PEC della Direzione Regionale di Agenzia delle entrate-Riscossione competente.
  • consegnata a Studi professionali giuridici, fiscali ed economici in qualità di mediazione e delega nella presentazione dalla domanda nel caso in cui si voglia avvalersi di professionisti del settore.

Moduli per la domanda della “Rottamazione Ter” 

 

Insidie e trabocchetti stradali (buche): normativa generale

Con l’arrivo del maltempo, le nostre strade diventano, spesso, pericolose “gruviere” su cui si rischiano danni a cose e persone.

Anche se frutto dell’inerzia amministrativa degli enti di gestione delle strade, le Autorità Giudiziarie e la normativa sono particolarmente stringenti su tali casistiche per poter ottenere un rapido risarcimento.

Il Codice Civile espone con chiarezza nell’art. 2043 c.c.  l’obbligo al risarcimento del danno di  chi procura un danno ingiusto ad altri. Così come l’art. 2051 c.c. con il quale statuisce la responsabilità oggettiva in capo al custode di una cosa o al relativo proprietario per i danni procurati dalla cosa stessa, a prescindere dal fatto che costoro li abbiano voluti o meno.

Per l’esclusione della responsabilità, Enti e non solo richiamano il caso in cui  il danno è stato procurato da un evento improvviso e imprevedibile, il cd. “caso fortuito”. Ed è proprio a questo evento fortuito che fa spesso riferimento la giurisprudenza per negare la responsabilità degli Enti pubblici quando un pedone, un’automobile o moto subisce un sinistro a causa di una buca stradale.

Un requisito indispensabile è la diligente condotta del danneggiato: l’automobilista deve infatti sempre guidare tenendo gli occhi ben fissi sulla strada, senza distrarsi o oltrepassare i limiti. Così come è importante la visibilità dell’insidia, difatti secondo la giurisprudenza è dunque essenziale che la buca sia sufficientemente occulta (è stato infatti sostenuto che “in ogni caso, l’ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell’art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo connesse in modo immanente alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione, salvo che dia la prova che l’evento dannoso era imprevedibile e non tempestivamente evitabile o segnalabile (nel caso di specie, nonostante le dimensioni della buca presente nel marciapiede, non viene ravvisata alcuna condizione di pericolo occulto per difetto del requisito della non visibilità)”, Tribunale Roma, sez. XIII, 01/03/2017,  n. 4150). Altresì, se il danneggiato conosce la strada ed è consapevole della presenza di pericoli (si richiama sul punto Trib. Lecce sent. n. 1954/2017 la quale ha statuito che “Nel caso in cui il conducente di un ciclomotore abbia riportato lesioni in seguito alla caduta in una profonda buca piena d’acqua del manto stradale, non opera la presunzione di responsabilità a carico dell’ente proprietario della strada se le condizioni di dissesto della strada erano ben note e facilmente avvistabili dal danneggiato che, pertanto, avrebbe dovuto tenere un comportamento idoneo ad evitare il pericolo). Ed ancora, se la strada è in condizioni di palese dissesto: ne consegue che, se nonostante le condizioni compromesse e disastrose della strada, l’automobilista scelga ugualmente di percorrere tale via, egli lo farà a proprio rischio e pericolo.

Infine, se l’automobilista va veloce oppure è distratto: tuttavia, come recentemente chiarito dalla Corte di legittimità, “Il semplice accertamento dell’eccesso di velocità da parte dell’automobilista non esclude che questi possa aver diritto al risarcimento per la buca stradale se risulta che, anche tenendo un’andatura adeguata, questi avrebbe ugualmente subito il danno” (Cassazione civile, sez. III, 28/07/2017, n. 18753).

Tutti questi elementi sono applicabili a discolpa del gestore e chiaramente sfavorevoli al danneggiato.

Va, invece, riconosciuto il risarcimento per la caduta a causa di un dissesto sul marciapiede ricoperto di foglie: Nel caso di una buca completamente ricoperta dalle foglie presenti sull’intero marciapiede, deve ritenersi che la presenza del dissesto sul tratto di strada non sia percepibile ed evitabile con ordinaria avvedutezza da parte del pedone. Ciò a maggior ragione per l’insussistenza di valida ed effettiva alternativa rispetto al transito sulla pavimentazione, poiché lo strato di foglie copriva il marciapiede intero. Va pertanto dichiarata la responsabilità del Comune per i danni subiti dal pedone in conseguenza della caduta a causa del detto dissesto non visibile.” (Tribunale Roma, sez. XII, 01/02/2018,  n. 2261).

A sostegno delle proprie ragioni , il danneggiato deve inoltre provare, anche con materiale fotografico, l’esistenza di un effettivo dissesto del manto stradale. Tuttavia come precisato dalla Cassazione “dalla foto deve emergere anche la data in cui la stessa è stata scattata altrimenti non può costituire una valida prova (e al Comune non spetta neanche contestarne la validità)” (Cassazione civile, sez. III, 30/11/2017, n. 28665).

In ogni caso, pur in presenza di una buca occulta e difficile da scorgere, sarà sempre necessario che il danneggiato rispetti le regole di prudenza e diligenza, a pena di riconoscimento del concorso di colpa ex art. 1227 c.c. ed in tal caso, “spetta all’amministrazione dimostrare che il danneggiato non ha rispettato le regole di prudenza anche quando la buca è di grosse dimensioni e su una strada illuminata” (Cassazione ord. n. 6034/2018 del 13.03.2018).

Molte Autorità Giudiziarie, poi, sostengono con maggior intensità che alla prova testimoniale e fotografica, si accompagni sempre un verbale di una autorità intervenuta (Vigili Urbano, Polizia, CC) e che nel referto di Pronto Soccorso sia evidenziata la provenienza del danno, se possibile.

 

Pace Fiscale: “Annullamento Cartella e Rottamazione ter” spiegate in modo chiaro e semplice.

 

Il Decreto Fiscale del Governo dell’ottobre 2018 ha previsto due importanti novità fiscali diverse tra loro per competenza di valore economico: la rottamazione delle cartelle – parte terza (TER) –  e la cosiddetta Pace fiscale che comprende anche l’annullamento delle cartelle.

Sono due procedure diverse, vediamole in maniera molto semplice e chiara.

Cos’è la Rottamazione ter?

La rottamazione delle cartelle parte III che consiste nella possibilità di pagare i debiti con Equitalia/ Agenzia Entrate Riscossione azzerando le sanzioni e gli interessi di mora. Dovranno essere versati solamente, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo, il costo di notifica della cartella, eventuali spese sostenute per procedure cautelari e esecutive e l’aggio di riscossione, commisurato alle somme dovute per la sanatoria.

Per quali debiti è applicabile la Rottamazione ter?

I debiti per i quali è possibile effettuare la Rottamazione sono tutti i carichi pendenti in riscossione dal 2000 al 2017. Ricordiamo che saranno ammessi tutti coloro che erano già beneficiari della seconda rottamazione e ricordiamo, altresì, che non è applicabile alle sanzioni penali, condanne e recupero di somme pubbliche e violazioni previdenziali. Le contravvenzioni al Codice della Strada sono rottamabili.

Quante rate prevede la Rottamazione ter?

La seconda rottamazione, ricordiamo, prevedeva cinque rate con l’ultima scadenza prevista per il 28 febbraio 2019.

La rottamazione-ter consentirà ai contribuenti di pagare i debiti fiscali in dieci rate spalmate in cinque anni. Saranno due le scadenze (30 Novembre e 31 Luglio) da ricordare nell’anno e gli interessi dovuti sulla rateizzazione saranno ridotti dal 4,5% allo 0,3%

Cosa accade quanto si inizia a pagare e chi può aderire?

La procedura di presentazione della domanda è chiara e sospende tutte le procedura esecutive in corso all’infuori delle “Aste” al primo incanto con esito positivo.

Possono aderire: i contribuenti che sono decaduti dalla prima sanatoria;  i contribuenti decaduti dalla seconda sanatoria, nel caso in cui saldino tutte le somme dovute sino alla fine di ottobre, in un’unica soluzione, entro il 7 dicembre. Il mancato pagamento di una rata (anche di un solo giorno) comporterà la decadenza.

Cos’è la Compensazione?

Il contribuente che farà domanda di rottamazione potrà utilizzare in compensazione i propri crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione; per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della PA.

PACE FISCALE (annullamento cartelle)

Sono annullabili tutte le cartelle di pagamento con liti pendenti e non al di sotto dei 1.000 Euro del periodo intercorrente tra l’anno 2000 ed il 2010.

Lo Studio Legale Verrengia si è occupato in maniera fattiva già delle rottamazioni precedenti con esiti sempre positivi per i nostri assistiti. Per chiarimenti e informazioni potrete contattare il nostro ufficio dal lunedì al venerdì.

Col preventivo trasparente conoscerete immediatamente costi e tempistica.

 

Autovelox Cellole: partono i ruoli coattivi. Ecco le novità.

Il Comune di Cellole sta procedendo all’invio di migliaia di richieste di Avvisi di iscrizione a ruolo coattivo per la mancata riscossione di somme dovute a titolo di sanzione amministrativa relativamente alle contravvenzioni erogate in questi mesi da parte dell’Autovelox installato sulla SS Domiziana presso Borgo Centore nell’agro del Comune di Cellole al km 3+585 con un limite di transito è di 80 km\h ed attivo 24 ore su 24.

Viene concesso un termine di giorni 30 prima di rendere esecutivo il credito con la maggiorazione di ulteriori spese.

Tali missive saranno indirizzate sia ai morosi tout court ma in buona parte anche a coloro che hanno effettuato opposizione avverso alla contravvenzione, ma sui cui non c’è ancora decisione.

Ricordiamo che a tali sanzioni sono stati proposti e depositati migliaia di ricorsi presso l’Ufficio del Giudice di Pace di Sessa Aurunca. Nelle more delle decisioni, ecco che si insinuano queste richieste da parte del Comune di Cellole.

Il nostro Studio Legale ebbe a sollevare, per primo, il caso e a riscontrare anche alcune fondamentali motivazioni che hanno determinato l’accoglimento di parte dei ricorsi. Ache in questa evoluzione, potremo dare le indicazioni necessarie per prevenire o arginare tale reazione coattiva da parte dell’Ente comunale.

Ecco, qui di seguito, un modello tipo di richiesta.
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Assegno di Divorzio: i nuovi criteri alla luce della Sentenza n. 18287 del 2018

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno riassunto e superato   il contrasto giurisprudenziale con la sentenza n. 18287 del 2018 che ha chiarito alcuni punti rilevanti sull’assegno di divorzio.

In primi, l’assegno di divorzio dovrà avere funzione assistenziale (per assenza incolpevole di mezzi di sostentamento), compensativa e perequativa. Dovrà essere accertato e dimostrato in corso di procedimento soprattutto relativamente alla  disparità economico-patrimoniale conseguente allo scioglimento del vincolo matrimoniale tramite l’esibizione dei  documenti fiscali dei redditi delle parti.

L’assegno divorzile sarà dovuto all’esito di un bilancio del ruolo personale dato alla famiglia stessa. L’assegno potrà essere sempre revisionato o escluso senza limiti di tempo in caso di modifica oggettiva delle condizioni che lo hanno determinato sempre in relazione alle conseguenze delle scelte e delle modalità di realizzazione della vita familiare.

Eredità: come si calcola la tassa di successione 2018\19

Ecco Come calcolare la tassa di successione 2018

L’imposta di successione si calcola a partire dall’attivo ereditario che è composto da numerose voci che racchiudiamo in questo schema:

  • beni immobiliari
  • diritti di usufrutto e contratti di locazione
  • partecipazioni di quote aziendali e azionarie
  • portafogli di titoli borsistici e obbligazioni
  • imprese, barche e aerei
  • rendite fisse e trattamenti pensionistici
  • beni mobili
  • Sono invece esclusi i seguenti beni mobili e immobili:
  • titoli di Stato
  • buoni del Tesoro
  • aziende a conduzione familiare
  • società di capitali con sede italiana
  • TFR e altre indennità
  • veicoli
  • crediti verso lo Stato, le pubbliche amministrazioni e gli enti provinciali
  • oggetti d’arte e beni culturali

L’imposta viene calcolata sul valore totale dell’eredità, quindi nella totalità e dei beni mobili e immobili lasciati dal DE CUIUS,  dal quale bisogna sottrarre eventuali passivi ed esoneri.

L’aliquota applicata varia in base al grado di parentela dell’erede, ed è calcolata direttamente dall’Agenzia delle Entrate:

Le tabelle:

il coniuge e i figli: 4% e pagano l’imposta di successione soltanto sui patrimoni il cui valore eccede il milione di euro.

fratelli e sorelle;  6%, ma con una franchigia di 100.000 euro.

parenti fino al 4 grado:  6%, ma senza franchigia.

altri eredi: 8%, sempre senza franchigia.

Nel caso di eredi con disabilità la franchigia è elevata a 1,5 milioni di euro, con le aliquote continuano a seguire il grado di parentela.

Tassa di successione sugli immobili

Per gli  immobili  è necessario pagare un altro costo di successione, le tasse ipotecarie e catastali, che si calcolano in base al valore catastale dell’immobile:

  • 115,50 per la prima casa
  • 126 per la seconda casa
  • 120 per i fabbricati A e C
  • 140 per i fabbricati B
  • 60 per i fabbricati A/10
  • 40,8 peri fabbricati C/1 ed E

Si deve  moltiplicare questi coefficienti per la rendita catastale  rivalutata del 5%.

Come pagare l’imposta di successione

La domanda per la tassa di successione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate entro 12 mesi dalla morte del defunto, in formato telematico e utilizzando il software specifico previsto dalla nuova legge. Ricordiamo che sono esenti dalla presentazione della domanda i parenti di primo grado, purché il patrimonio non superi i 100.000€ e non sia composto da beni o diritti immobiliari di alcun tipo.

 

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Mobbing del collega di lavoro (anche su Facebook): ecco cosa fare (Cass. n. 18717/2018)

La Corte di Cassazione con una importante e recentissima sentenza, la n. 18717/2018, ha approfondito e rifinito l’identità giuridica della violazione denominata “Mobbing” che consiste in comportamenti, gesti, parole anche scritte che arrecano offesa all’integrità psico-fisica della persona, compromettendo il clima lavorativo in cui si trova a lavorare, stavolta riferendosi all’attività posta in essere da un collega ostile.

Dispetti e umiliazioni al collega di lavoro: ecco cosa fare

Con  la sentenza del 2 maggio n.18717/2018 la Suprema Corte ha affrontato il caso in cui l’attività di denigrazione, umiliazione e di dispetti sul luogo di lavoro, giuridicamente indicato come Mobbing,  non vengono posti in essere dal datore, ma dal proprio collega di lavoro. In questo caso si parla in tali ipotesi di mobbing orizzontale laddove il dipendente “di pari grado” decide di prendere di mira un altro collega umiliandolo, deridendolo isolandolo. Nella procedura presa in esame dalla Cassazione: ” il lavoratore aveva criticato il collega e la propria azienda con un post pubblico su Facebook. ”

In questo caso il comportamento del collega ostile (esibizione delle email offensive, registrazione vocale delle minacce subite, testimonianze del comportamento lesivo) è da esibire e segnalare al datore di lavoro, il quale è responsabile per la salute psicofisica di tutti i dipendenti e potrà optare per l’adozione di misure punitive o per il licenziamento del dipendente aggressivo se ad esempio lo stesso lede l’immagine della propria azienda. Nel caso esista una continuità è possibile anche agire contro il collega attraverso una causa di mobbing,  per ottenere il risarcimento del danno e il licenziamento dello stesso, chiaramente con relativo risarcimento del danno. La Corte di Cassazione evidenzia, poi, che  “se la vittima è costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane, proprio per via della situazione di costante ansia e paura verso il collega molesto che pone in essere vessazioni e umiliazioni continue, creando altresì un danno per la salute della vittima, ecco che può scattare anche una denuncia penale per stalking”.

Anche il “parlar male” del collega, secondo i Giudici Ermellini potrà essere sanzionabile, se dimostrato, con denunce penali e richiami ufficiali. Il rispetto sul luogo di lavoro è dunque, un diritto da tutelare con forza e decisione.

Lo studio Legale Verrengia si occupa da anni di procedure di Mobbing e di Stalking, a tutela dei cittadini e dei lavoratori vittime di questa ingiustificabile violazione personale.

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