IMU e TASI: Decadenza e Prescrizione. I consigli dello Studio Verrengia

Il nostro Studio Legale è spesso consultato dai contribuenti e cittadini per conoscere i termini di prescrizione di  Imu e Tasi.

Il  termine di prescrizione, per tali imposte, è di cinque anni. Ciò comporta che se la cartella di pagamento viene notificata dopo tale termine non va saldata.

A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con la sentenza n 28576/17 del 29/11/2017 che ha sancito che se l’Agenzia delle Entrate Riscossione non avvia gli atti di pignoramento entro tale data, né sollecità il pagamento con una intimazione di pagamento, si verifica la prescrizione e il contribuente non deve versare niente al Comune per il mancato pagamento di Imu e Tasi.

È, però, previsto anche un termine di decadenza, decorso il quale il Comune non può più accertare e pretendere il pagamento dell’Imu. Ricordiamo che gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio Imu devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie.

Facciamo un esempio: se il cittadino non ha pagato l’Imu del 2013, il Comune per non decadere dal diritto di riscuotere l’imposta, deve notificare l’avviso di accertamento entro il 31 dicembre del 2018. L’accertamento fuori termine (nell’esempio, a partire da gennaio 2019) è illegittimo e il relativo importo non è dovuto.

Il consiglio, prima di procedere ai pagamenti, è quello di verificare accuratamente la data di notifica dell’imposta e nel caso di cartella, la data di notifica di quest’ultima. A quel punto entro 60 gg deve impugnarla in Commissione Tributaria.

Il consiglio è sempre quello di farsi coadiuvare da esperti del diritto per non incorrere in inutili ricorsi che potrebbero comportare inutili aggravi di spese.

Pace Fiscale: finalmente anche per TARSU\TARI. (Sentenza n. 13623/2019)

Uno dei dilemmi dei provvedimenti indicati sommariamente come Rottamazione Ter era l’inclusione o meno dei debiti derivanti da Enti Comunali. L’esclusione di Tari e Canoni acqua (e non solo) aveva limitato l’ambito di azione di questo provvedimento.

Ora, però, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la Sanatoria (PACE FISCALE)  per la tassa rifiuti, se le cartelle si riferiscono ad importi sotto i mille euro.

Le motivazioni della decisione n. 13623/2019 per un mancato pagamento da parte di un contribuente della Tarsu 2006 sono coincise ed efficaci.

La Suprema Corte indica che la materia del contendere è da ritenersi cessata in virtù dell’art. 4 del dl n. 119/2018, che ha previsto la Pace Fiscale per i debiti tributari sotto i mille euro iscritti a ruolo tra il primo gennaio del 2000 e il 21.12.2010.

Con tale sentenza, ha incluso anche i debiti derivanti da cartelle della Tassa dei Rifiuti.

Difatti, la Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessata materia del contendere in applicazione dell’art 4 del dl n. 119/2018. Tale norma dispone infatti che “i debiti di importo residuo alla data di entrata in vigore del presente decreto, fino a mille euro, comprensivo di capitale, interessi per ritardata iscrizione a ruolo e sanzioni, risultanti dai singoli carichi affidati agli agenti per la riscossione dal primo gennaio 2000 al 21.12.2010 … sono automaticamente annullati …”.

Lo Studio Verrengia ha da tempo intrapreso azioni a tutela dei cittadini nelle controversie scaturenti da cartelle esattoriali di natura comunale ed è a disposizione poer ogni chiarimento sulle proprie situazioni debitorie.

Questa Sentenza ha un effetto indiretto. La Pace Fiscale e la Rottamazione ter si sono chiuse con Aprile 2019, ma è probabile che possano esserci repliche nei prossimi mesi che dovranno assolutamente tener conto di questa importante sentenza.

Licenziamento illegittimo, indennizzi e reintegro alla luce della sentenza n. 194 del 2018

Non è possibile analizzare il nuovo regime dei licenziamenti alla luce della sentenza n. 194/2018 Suprema Corte senza partire dal percorso di innovazioni introdotte con il decreto legisativo n, 23 del 2015, il tanto discusso Jobs Act.

La Corte Costituzionale nella sentenza n. 194 dell’8 Novembre 2018,  ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 3, comma 1, del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 (c.d. contratto a “tutele crescenti” del Jobs Act fortemente voluto dal Governo Renzi) nella parte in cui si recita:  “di importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio”.

E’ stato, dunque, reintrodotto all’interno del rito lavoro la discrezionalità del Giudice per quanto concerne la decisione sul quantum dell’indennità per licenziamento illegittimo di cui al sopra citato art. 3, comma 1, ossia il Giudice potrà quantificare l’indennità di licenziamento illegittimo, chiaramente per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015,  esclusivamente dei “limiti, minimo e massimo, dell’intervallo in cui va quantificata l’indennità spettante al lavoratore illegittimamente licenziato, il giudice terrà conto innanzi tutto dell’anzianità di servizio – criterio che è prescritto dall’art. 1, comma 7, lett. c) della legge n. 184 del 2013 e che ispira il disegno riformatore del d.lgs. n.23 del 2015 – nonché degli altri criteri già prima richiamati, desumibili in chiave sistematica dalla evoluzione della disciplina limitativa dei licenziamenti (numero dei dipendenti occupati, dimensioni dell’attività economica, comportamento e condizioni delle parti).”

La Corte Costituzionale ha eccepito che l’art. 3, co. 1, del D.lgs. 4 marzo 2015, n. 23, nella parte in cui determina l’indennità in un importo pari a due mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio:

non realizza un equilibrato componimento degli interessi in gioco:  la libertà di organizzazione dell’ impresa da un lato e la tutela del lavoratore ingiustamente licenziato dallaltro”.

 

In conclusione la suprema Corte ha giudicato necessario ridare al giudicante un ruolo di valutazione, in parte, perso con la riforma del 2015 ritenendo che la previsione di una tutela economica, calcolata sulla base di un principio matematico, potrebbe non costituire adeguato ristoro del danno prodotto dall’illegittimo licenziamento, né tanto meno un’adeguata dissuasione del datore di lavoro dal licenziare ingiustamente.

La quantificazione dell’indennità, torna al Magistrato,  che nei limiti minimo e massimo individuati dal Jobs Act (come modificati dalla L. 9 agosto 2018, n. 96) che dovrà tenere conto dell’anzianità di servizio, nonché di altri criteri individuabili nel numero dei dipendenti occupati, dimensioni dell’attività economica, comportamento e condizioni delle parti.

La tutela giuridica dei lavoratori necessita di professionisti del settore, specializzati ed efficaci. Lo Studio Legale Verrengia è riconosciuto per la trasparenza del rapporto con gli assistiti, la chiarezza degli onorari  e con esiti lusinghieri nelle tutele, reintegri ed indennizzi.

 

Azione Legale: Preventivo e spesa definitiva. La garanzia della trasparenza dello Studio Legale Verrengia.

Molti cittadini si avvicinano con diffidenza ad uno Studio Legale per il timore di affrontare spese esose e non avere la chiara consapevolezza di quale impegno economico si dovrà sostenere nel medio termine.

Lo Studio Legale Verrengia ha inaugurato da vari anni, una metodologia, poi,sancita anche dalla normativa vigente sul Preventivo Trasparente e la certificazione delle spese da affrontare.

In poche parole, al’assistito\cliente verrà preparato un preventivo chiaro con l’indicazione delle spese legali e degli onorari che si dovranno affrontare. Quell’importo sarà il definitivo impegno economico per la procedura o per qualsiasi azione legale richiesta allo studio.

In questo modo si potrà valutare serenamente la convenienza, la disponibilità e pianificare il pagamento senza ansie e preoccupazioni.

Questa è stata una delle grandi innovazioni dello Studio Legale Verrengia e che ha comportato l’ampia soddisfazione degli utenti.

 

Pace Fiscale: “Annullamento Cartella e Rottamazione ter” spiegate in modo chiaro e semplice.

 

Il Decreto Fiscale del Governo dell’ottobre 2018 ha previsto due importanti novità fiscali diverse tra loro per competenza di valore economico: la rottamazione delle cartelle – parte terza (TER) –  e la cosiddetta Pace fiscale che comprende anche l’annullamento delle cartelle.

Sono due procedure diverse, vediamole in maniera molto semplice e chiara.

Cos’è la Rottamazione ter?

La rottamazione delle cartelle parte III che consiste nella possibilità di pagare i debiti con Equitalia/ Agenzia Entrate Riscossione azzerando le sanzioni e gli interessi di mora. Dovranno essere versati solamente, gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo, il costo di notifica della cartella, eventuali spese sostenute per procedure cautelari e esecutive e l’aggio di riscossione, commisurato alle somme dovute per la sanatoria.

Per quali debiti è applicabile la Rottamazione ter?

I debiti per i quali è possibile effettuare la Rottamazione sono tutti i carichi pendenti in riscossione dal 2000 al 2017. Ricordiamo che saranno ammessi tutti coloro che erano già beneficiari della seconda rottamazione e ricordiamo, altresì, che non è applicabile alle sanzioni penali, condanne e recupero di somme pubbliche e violazioni previdenziali. Le contravvenzioni al Codice della Strada sono rottamabili.

Quante rate prevede la Rottamazione ter?

La seconda rottamazione, ricordiamo, prevedeva cinque rate con l’ultima scadenza prevista per il 28 febbraio 2019.

La rottamazione-ter consentirà ai contribuenti di pagare i debiti fiscali in dieci rate spalmate in cinque anni. Saranno due le scadenze (30 Novembre e 31 Luglio) da ricordare nell’anno e gli interessi dovuti sulla rateizzazione saranno ridotti dal 4,5% allo 0,3%

Cosa accade quanto si inizia a pagare e chi può aderire?

La procedura di presentazione della domanda è chiara e sospende tutte le procedura esecutive in corso all’infuori delle “Aste” al primo incanto con esito positivo.

Possono aderire: i contribuenti che sono decaduti dalla prima sanatoria;  i contribuenti decaduti dalla seconda sanatoria, nel caso in cui saldino tutte le somme dovute sino alla fine di ottobre, in un’unica soluzione, entro il 7 dicembre. Il mancato pagamento di una rata (anche di un solo giorno) comporterà la decadenza.

Cos’è la Compensazione?

Il contribuente che farà domanda di rottamazione potrà utilizzare in compensazione i propri crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione; per tutti i versamenti necessari a perfezionare la definizione, i crediti non prescritti, certi liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, maturati nei confronti della PA.

PACE FISCALE (annullamento cartelle)

Sono annullabili tutte le cartelle di pagamento con liti pendenti e non al di sotto dei 1.000 Euro del periodo intercorrente tra l’anno 2000 ed il 2010.

Lo Studio Legale Verrengia si è occupato in maniera fattiva già delle rottamazioni precedenti con esiti sempre positivi per i nostri assistiti. Per chiarimenti e informazioni potrete contattare il nostro ufficio dal lunedì al venerdì.

Col preventivo trasparente conoscerete immediatamente costi e tempistica.

 

TAR Campania: il Box auto non necessita assenso dei condomini.

Una sorprendente Sentenza del TAR Campania ha modificato decisamente la giurisprudenza in tema di costruzione di Box auto. Difatti non va più demolito lo stallo coperto in lamiera destinato a box per ricovero auto e non necessita più assenso degli altri condomini.

Ciò perché, nella causa oggetto di sentenza, il manufatto era stato realizzato da alcuni condomini nel cortile comune senza assenso e secondo il TAR, si configura solo un uso più intenso della cosa comune, senza alterare la destinazione d’uso; in questo caso l’opera risulta comunque di natura strettamente pertinenziale rispetto all’immobile di proprietà esclusiva.

Questo nuovo corso lo ha individuato  il TAR Campania con la sentenza n. 1309 depositata il 28 febbraio 2018. In poche parole, secondo i giudici amministrativi, il box auto, costruito da alcuni condomini nel cortile dell’edificio senza il previo assenso degli altri, può rimanere dov’è.

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Locazioni turistiche: disciplina giuridica e distinzioni

Per chi vive in luoghi a trazione turistica o per chi possiede seconde case in zone appetibili, il legislatore ha ben regolato la possibilità di locare\fittare tali immobili con regole contrattuali e fiscali peculiari.

Viene definito  “contratto casa vacanze”, quel rapporto a breve termine con motivazione turistica. Nello stesso  si regolano la durata della locazione; la disdetta del contratto, l’entità del canone, delle spese accessorie nonché del deposito cauzionale; l’utilizzo di spazi accessori, se esistenti (quali la cantina, l’autorimessa, il posto macchina ecc.). Ancora più breve è il cosiddetto  “contratto week-end” con cui si loca un immobile per un breve periodo (un fine-settimana o più). Anche in questo contratto vi sono la specifica menzione della finalità turistica del conduttore, la clausola sull’entità del canone e del deposito cauzionale nonché la pattuizione forfettaria dei consumi utenze (luce, acqua, gas ecc.). Il conduttore è, inoltre, reso edotto che l’appartamento è sprovvisto di biancheria da bagno e da letto e che deve provvedere direttamente al riassetto quotidiano dell’abitazione (ciò, ad evitare che si ricada nella fattispecie dell’attività di affittacamere).

Dal punto di vista fiscale le “locazioni brevi” sono i contratti di affitto di durata non superiore a 30 giorni, stipulati da persone fisiche al di fuori dell’attività d’impresa, direttamente o tramite intermediari immobiliari. Dal l’1 giugno 2017 si applica in via opzionale la cedolare secca con l’aliquota del 21%, sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali sui redditi derivanti dalla locazione.

Ricordiamo che anche per locazioni inferiori a 30 gg. SERVE SEMPRE UN CONTRATTO SCRITTO.
Diverso è dire che IL CONTRATTO DEVE ESSERE REGISTRATO PRESSO L’AGENZIA DELLE ENTRATE OBBLIGATORIAMENTE SOLO SE IL SOGGIORNO E’ DI ALMENO 30 GG.
L’art. 1, c. 4 della Legge n. 431/1998 in combinato disposto con l’art. 13, c. 5, è il PRESUPPOSTO di questo Obbligo.

Ricapitoliamo:
a) LOCAZIONE TURISTICA LUNGA (“Contratto Casa Vacanze”):  incluse clausole su modalità di pagamento del canone, sua rivalutazione in corso di contratto e deposito cauzionale;
b) LOCAZIONE TURISTICA BREVE (“Contratto Brevi Vacanze”): non più di 15/30 giorni, incluse clausole sul recesso, sull’entità delle spese accessorie e su eventuali spazi accessori;
c) LOCAZIONE TURISTICA BREVISSIMA (“Contratto Week-End”): inclusa pattuizione forfetaria dei consumi utenze (luce, acqua, gas, ecc.).

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